{"id":90453,"date":"2024-03-07T20:01:50","date_gmt":"2024-03-07T20:01:50","guid":{"rendered":"https:\/\/ilgaressino.it\/?p=90453"},"modified":"2024-03-07T20:04:45","modified_gmt":"2024-03-07T20:04:45","slug":"la-nostra-polenta-un-bimbo-e-suo-nonno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilgaressino.it\/?p=90453","title":{"rendered":"La nostra polenta, un bimbo e suo nonno"},"content":{"rendered":"\n<p>Un bambino occhialuto appoggia il piede sul muro delle vecchie Colonie dei Frati Savonesi. Chiss\u00e0 quanti altri bambini prima di lui erano stati li a giocare, fare piccoli grandi progetti per il futuro. Chi voleva essere astronauta, chi progettare automobili per una marca importante. Lui era mano nella mano con suo nonno, questo gli bastava.<br>Stavano l\u00ec mentre tre anziani signori dallo sguardo serio pestavano, bastoni di legno stretti nelle mani, un impasto giallastro.<br>Tutti la chiamavano polenta, ma era una cosa ben diversa da tutte le polente che si potevano trovare in giro per la penisola con pi\u00f9 piatti tipici del mondo.<br>Era a base di patate, uno dei prodotti che tutti i negozi locali vendevano con i cartelli scritti a mano che recitavano \u201cle migliori\u201d. Piccole, dolci, saporite. Magari da qualche altra parte ce ne potevano anche essere di migliori, ma per quel bambino occhialuto erano insuperabili. Quando restavano soli a casa con il nonno le facevano fritte, quasi di nascosto, ed era sempre una festa di granelli di sale e risate.<br>Poi c\u2019era la farina, con tutto il lavoro che si portava dietro.<br>E ancora, una dose che ognuno faceva a proprio sentimento di farina di grano saraceno, un ricordo di tempi passati. Come quella torre un po\u2019 diroccata che si osserva tornando al paese dalla strada statale, quando si viaggia dal mare verso casa. Il nonno gli aveva raccontato storie di tempi remoti, con saraceni da tenere a bada e guerrieri coraggiosi che difendevano la valle.<br>A un certo punto della lunga cottura avviene la magia, quegli ingredienti si mescolano con l\u2019acqua delle sorgenti, quella buona, quella che se la prendi alla fontana ti fa cadere il dito da quanto \u00e8 fredda.<br>Entrano in scena gli esperti della preparazione e la colpiscono forte, con un ritmo preciso, costante. Tum, tum, tum.<br>Il pi\u00f9 anziano sa quando \u00e8 il momento di smettere, quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il rischio di trovare grumi, quando tutto \u00e8 omogeneo.<br>Da qualche parte, mani sapienti avranno preparato il sugo che deve accompagnare le fette di polenta saracena. Qualcuno chiede il rag\u00f9, ogni volta che succede il bambino occhialuto sorride scuotendo la testa e il nonno rida. Loro lo sanno che c\u2019\u00e8 una sola versione di quel piatto che lo rende enciclopedico, irraggiungibile.<br>Il sugo bianco, panna, porri e funghi. Una bella cucchiaiata di Parmigiano grattugiato, e il gioco \u00e8 fatto. Si \u00e8 di fronte a sua maest\u00e0.<br>Ogni volta che d\u2019estate veniva organizzata una polentata alle Colonie, il bambino e suo nonno erano sempre seduti ai tavolacci di legno, sulle panche, decretando se, rispetto all\u2019anno precedente, i cuochi erano stati pi\u00f9 o meno bravi a preparare quel piatto degli dei.<br>Gli anni sono passati, la festa di paese si \u00e8 spostata anche da li, dopo che gi\u00e0 in passato aveva peregrinato un po\u2019 per le vie e le periferie del paese.<br>Ora c\u2019\u00e8 uno spazio apposta, molto organizzato, diverso.<br>La polenta \u00e8 battuta da altri, sono cambiate le facce. Il bambino occhialuto \u00e8 diventato grande, fatica troppo spesso a trovare il tempo di partecipare all\u2019evento.<br>Ma ogni volta che pu\u00f2, ogni volta che passa da li, lo sguardo va a quel vecchio edificio, dove stava appoggiato al muro tanti anni prima. Ora \u00e8 chiuso da un cancello arrugginito. La testa scuote, il sorriso non c\u2019\u00e8 stavolta. Tornerebbe, se in quel posto dalle mille storie di bambini rossi in volto per l\u2019ennesima corsa tornasse quel ritmo preciso. Tum, tum, tum. Darebbe qualsiasi cifra per ascoltare quel suono, una volta ancora, mano nella mano con suo nonno, con i capelli bianchi pi\u00f9 importanti della sua giovinezza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"604\" height=\"453\" src=\"https:\/\/ilgaressino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/7a9fba8d-cde0-4e1c-90cf-b216edd10a21-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-90456\" srcset=\"https:\/\/ilgaressino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/7a9fba8d-cde0-4e1c-90cf-b216edd10a21-1.jpg 604w, https:\/\/ilgaressino.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/7a9fba8d-cde0-4e1c-90cf-b216edd10a21-1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Scritto da Adriano Fedi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bambino occhialuto appoggia il piede sul muro delle vecchie Colonie dei Frati Savonesi. 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