{"id":90642,"date":"2024-05-15T19:09:59","date_gmt":"2024-05-15T19:09:59","guid":{"rendered":"https:\/\/ilgaressino.it\/?p=90642"},"modified":"2024-06-17T14:00:01","modified_gmt":"2024-06-17T14:00:01","slug":"i-giovani-garessini-tra-passato-e-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilgaressino.it\/?p=90642","title":{"rendered":"I giovani garessini tra passato e presente"},"content":{"rendered":"\n<p>Le chiacchiere di paese si consumano insieme ai caff\u00e8 nei bar del Ponte, e il pensiero comune della fetta di popolazione tra i quaranta e i sessant\u2019anni \u00e8 pressoch\u00e9 noto. Ma la nostra redazione si \u00e8 posta come obiettivo quello di creare un\u2019occasione di conversazione tra i giovanissimi e i \u201cdiversamente\u201d giovani, due fasce di et\u00e0 che troppo spesso sono rimaste senza una voce. Per riuscire nell\u2019intento, grazie alla mediazione di Stefania Afferni, Il Garessino ha organizzato un dibattito generazionale tra alcuni ospiti dell\u2019Opera Pia Garelli e una manciata di adolescenti tra i quattordici e i diciannove anni, partendo da un primo quesito per i pi\u00f9 anziani: <strong>com\u2019era la vostra Garessio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le vecchie generazioni ricordano un luogo che ormai faremmo fatica a riconoscere. Parlano di un paese vivo, con tanti negozi, alberghi e tantissime iniziative. Ci narrano di un tempo in cui le famiglie erano numerose, le strade erano piene di bambini, che riempivano le giornate di canti e movimento per tutto il paese. Ma cosa facevano i <strong>giovani di una volta<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo elemento di unione per loro era sicuramente la <strong>Chiesa<\/strong>. Il rito stesso della Confessione era visto come un momento di ritrovo in occasione delle grandi feste, perch\u00e9 tutti, dal primo all\u2019ultimo, andavano a confessarsi. Non \u00e8 certo una novit\u00e0 che, in Italia, la frequenza alla messa domenicale sia in drastico calo e che la distanza tra i giovani e le istituzioni ecclesiastiche risulti essere sempre pi\u00f9 abissale. Ma al di l\u00e0 della intima fede di ognuno di noi, sembra che, al tempo dei nostri nonni, i doveri religiosi fossero delle vere e proprie convenzioni sociali e che gli eventi legati alla Chiesa scandissero sistematicamente la vita delle persone.<br>Oggi chiaramente la situazione \u00e8 molto diversa: i giovani stessi ammettono di avere altre priorit\u00e0 e la generalizzata distanza dalle istituzioni ecclesiastiche \u00e8 innegabile. Eppure a Garessio sopravvive ancora un legame e una fiducia con alcune figure dell\u2019ambito. Qualche esempio? Ricordiamo l\u2019amatissimo don Aldo e i suoi campeggi degli ultimi anni, ma anche la volont\u00e0 di rimettere in piedi luoghi di coesione sociale come l\u2019oratorio \u00e8 un segnale da considerarsi positivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro modo che i nostri avi conoscevano per stare insieme era lo <strong>sport<\/strong>, uno di quei capisaldi che forse, nel tempo, \u00e8 rimasto. Certo, anche qui il mutamento \u00e8 evidente: se torniamo indietro a pi\u00f9 di mezzo secolo fa, andare insieme in montagna era percepito come un rito per la comunit\u00e0 e qualcuno ricorda come il \u201cfare movimento\u201d permeasse ogni ambito della vita. Ci si spostava a piedi non solo per uscire, (qualcuno ci parla di eterne camminate fino a Vicoforte per la festa del Santuario) ma anche semplicemente per andare a scuola o al lavoro. Il mezzo di trasporto pi\u00f9 usato era la bicicletta, ma per molti era un sogno e, in alcuni casi, si lavorava mesi interi per realizzarlo. Oppure, anche quando la si possedeva, la si condivideva con tutta la famiglia e spesso ci si ritrovava a fare affidamento esclusivamente sulle proprie gambe.<br>Oggigiorno lo sport rimane importante nella vita dei giovani, ma forse pi\u00f9 come attivit\u00e0 ludico-ricreativa, e lo stile di vita sedentario \u00e8 diventato il modus operandi di molti, non pi\u00f9 obbligati a spingere meccanicamente su un pedale per un semplice tragitto casa-scuola. Per la Generazione Z garessina le necessit\u00e0 sono ben altre: il tragitto sopracitato li obbliga a lunghe ore su mezzi di trasporti con orari poco flessibili e tempistiche difficilmente conciliabili con gli altri impegni scolastici e non, e si aspetta con trepidazione la maggiore et\u00e0 per prendere la patente e potersi finalmente spostare verso luoghi pi\u00f9 affollati, con pi\u00f9 possibilit\u00e0 di svago, ma anche di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Certamente anche il <strong>lavoro<\/strong> era centrale nella vita di un ragazzo di una volta: c\u2019era chi si svegliava all\u2019alba per andare al pascolo prima di scuola, chi aiutava la famiglia a preparare la terra per la semina, a raccogliere le castagne, a tagliare il fieno, a fare la legna, a curare le viti. I &#8220;teenager&#8221; di un tempo conoscevano il lavoro fin da piccolissimi, perch\u00e9 veniva concepito come una collaborazione di tutta la famiglia, finalizzata alla sopravvivenza stessa. Certo, oggi tutto questo \u00e8 cambiato: il nostro modello economico ha subito una lenta e costante trasformazione e il lavoro fisico richiesto dalle giovani braccia non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso; per citare qualcuno degli intervistati: \u201cnon ci si sporca pi\u00f9 le mani\u201d. Eppure c\u2019\u00e8 ancora qualche ragazzo garessino che aiuta il nonno o il pap\u00e0 con la legna. E alcune tradizioni c\u2019\u00e8 chi ci tiene ancora a mantenerle: ricordiamo i giovani fratelli Bozzolo, che vivono a Viola, e il loro lavoro di valorizzazione dei castagni (il cui prodotto rimane un\u2019eccellenza delle nostre valli). Ma a parte questi casi isolati, quello che oggi viene richiesto maggiormente a un adolescente \u00e8 una lunga e teorica formazione scolastica, che fa s\u00ec che l\u2019ingresso nel mondo del lavoro venga spostato di interi decenni rispetto alla generazione dei nonni. Ai loro tempi, dopo le elementari, non era scontato proseguire alle medie o con la vecchia scuola di avviamento (e anche quest\u2019ultima era finalizzata a imparare un mestiere fin da subito). La GenZ affronta sfide del tutto nuove: oltre alla scuola dell\u2019obbligo, l\u2019attuale mondo del lavoro necessita di una specializzazione sempre maggiore, che richiede anni e anni di sacrifici (anche economici) per essere completata e, conseguentemente, un allontanamento dalla praticit\u00e0 del lavoro manuale. E per farlo, un giovane garessino nel 2024 deve necessariamente partire, scappare dal nostro bel paese per formarsi, trovare nuove possibilit\u00e0 di impiego inesistenti sul territorio e, troppo spesso, non fare pi\u00f9 ritorno. Se solo ci fossero pi\u00f9 opportunit\u00e0, se solo tutto fosse come un tempo\u2026 chiss\u00e0 quanti resterebbero!<br>A voler fare l\u2019avvocato del diavolo, occorre per\u00f2 citare una controtendenza sempre pi\u00f9 diffusa, ovvero quella del ripopolamento dei borghi pi\u00f9 isolati che, fortunatamente, riguarda anche Garessio (la nostra redazione ha avuto la fortuna di averne una testimonianza locale nel nostro articolo \u201cLe Foyer dans le Bois: nel borgo di Mindino un progetto oltre iI co-housing\u201d che trovate in questa rubrica). Perci\u00f2, chi lo sa, forse non \u00e8 tutto perduto!<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza di ottenere un lavoro si riflette anche sul <strong>calo demografico<\/strong>, un fattore nazionale pi\u00f9 che locale, la cui tendenza \u00e8 difficilmente reversibile. Gli intervistati testimoniano che un giovane negli anni 50 sognava una famiglia fin dalla prima adolescenza e poi, inutile negarlo, i figli \u201carrivavano\u201d anche senza cercarli. Oggi invece le famiglie hanno in media poco pi\u00f9 di un figlio a testa, e le nostre scuole locali fanno fatica a restare aperte (con una conseguente diminuzione di posti di lavoro anche per il personale scolastico). Certo, non mancano le eccezioni: una delle nostre giovani intervistate ha tre sorelle, un\u2019altra vive in una famiglia dove i figli sono tre\u2026 ma dobbiamo rimanere obiettivi: si tratta situazioni non affatto comuni, purtroppo.<br>Gli sviluppi positivi per\u00f2 esistono, e sono evidenti: come ci ricorda un\u2019intervistata, un tempo non era certo la scelta di una donna quella di &#8220;sfornare squadre di calcio di pargoli&#8221; che, in alcuni casi, si faticava anche a sfamare. L\u2019aborto non era concepito e la mentalit\u00e0 era: &#8220;Se Dio me l\u2019ha mandato, me lo tengo&#8221;. \u201cE poi diciamocelo\u201d- aggiunge- \u201cQuando non si guardava la televisione, ci si guardava l\u2019un l\u2019altra: bisognava pure intrattenersi in qualche modo!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo punto di incontro tra passato e presente \u00e8 la <strong>musica<\/strong>. Molti anziani ricordano le strade di Garessio piene di canti, di balli, di occasioni di festa. Si trattava di momenti in cui bisognava chiacchierare per forza, vivere insieme, anni in cui paradossalmente, anche se le persone erano di pi\u00f9, ci si conosceva tutti e le interazioni non risentivano del filtro di uno schermo. Qualcuno ricorda l\u2019hotel Taricco, la sua sala da ballo e le intramontabili Fonti San Bernardo, tappa fissa delle estati garessine. Gli anziani parlano di quei tempi come un qualcosa di lontano, ma in fondo i giovani d\u2019oggi continuano a volere molte delle loro stesse cose: ballare alle Fonti \u00e8 ancora un \u201cmust\u201d per i ragazzi della valle e la musica, forse ancora pi\u00f9 di un tempo, \u00e8 diventata un elemento comune a tutti gli adolescenti, in molti casi, anche una passione o un popolare momento aggregativo (basti pensare alla nascita e alla diffusione di nuovi generi musicali propriamente giovanili come il rap e la trap, oppure anche a esempi locali di valorizzazione musicale come la scuola di musica con sede nella riqualificata Villa Gobbi o eventi sociali come \u201cCheers\u201d il festival di musica e birra di Garessio).<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro incontro si conclude con una domanda, forse scomoda: <strong>voi anziani, cosa invidiate ai giovani d\u2019oggi? E voi adolescenti, cosa agli anziani?<\/strong><br>Le risposte dei \u201cgiovani di una volta\u201d ci hanno fatto riflettere su come il mondo di oggi sia troppo frenetico, sugli agi che loro sognavano, che non valgono nulla se il tempo libero non lo si intende come tempo di qualit\u00e0. \u00c8 vero, si lavorava molto, c\u2019erano pochi svaghi\u2026 ma l\u2019aria era buona, la gente era tanta e le persone sembravano pi\u00f9 felici, anche con poco. Gli anziani esortano le nuove generazioni, s\u00ec a studiare, ma a farlo per scoprire qualcosa, per mettere a disposizione il proprio talento, a fare tesoro di quello che le generazioni passate hanno lasciato, di tutto il loro lavoro, e a ritornare al vecchio per \u201cmigliorarlo\u201d, per portare avanti le tradizioni, anche svecchiandole, se necessario.<br>E i nostri ragazzi? Beh, loro sognano un futuro che assomiglia al passato dei loro nonni pi\u00f9 di quanto crediamo: una Garessio piena di gente, di canti, di lavoro e di opportunit\u00e0, dove l\u2019inquinamento non esista e dove le persone tornino a stare insieme per davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2 sono poi cos\u00ec diversi questi \u201cgiovani d\u2019oggi\u201d? Forse per le cose che contano&#8230; potremmo dire di no.<\/p>\n\n\n\n<p>Articolo scritto da Lia Colombo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le chiacchiere di paese si consumano insieme ai caff\u00e8 nei bar del Ponte, e il pensiero comune della fetta di popolazione tra i quaranta e i sessant\u2019anni \u00e8 pressoch\u00e9 noto. 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