Garessio è un paese solare. Durante l’estate si popola di persone che scelgono questo angolo di valle per trascorrere alcuni giorni, settimane o addirittura mesi, affascinati dal verde delle nostre montagne, dalla serenità che si respira nelle nostre borgate ed anche probabilmente attratti dalle tante iniziative proposte dalle associazioni del territorio. Il turismo è un fattore importante, che testimonia come il nostro paese conservi attrattive, capacità di accoglienza e potenzialità turistiche.
Proprio per questo, però, è necessario fermarsi a riflettere.
Ci si deve chiedere “cosa si vuole essere” e “dove si vuole andare”.
Se Garessio vuole tornare ad attrarre persone in maniera stabile e continuativa, se vuole invertire quella china, che negli anni ha visto la progressiva scomparsa delle strutture alberghiere e di molte attività commerciali, se vuole dare risposta alle esigenze di un turismo moderno e maturo, deve necessariamente partire dalla cura del paese.
Pulizia, decoro urbano, coordinamento degli interventi stradali, valorizzazione della rete sentieristica e delle tradizioni, promozione delle peculiarità (tante!) del territorio sono aspetti ed impegni necessari ed imprescindibili.
Un paese che vuole presentarsi come località turistica non può permettersi di apparire, in particolare nel mese di agosto, come un cantiere permanente, con rattoppi e interventi spesso non coordinati. Se i lavori PNRR sono organizzati a livello centrale dal Governo, è necessaria comunque un’azione di “sensibilizzazione” dell’Amministrazione comunale volta alla loro gestione nel tempo e nello spazio.
La fibra ottica, per esempio, rappresenta certamente un investimento importante e necessario per il futuro. Ma gli interventi realizzati per la posa hanno trasformato, in molti casi, le nostre strade in veri e propri cantieri a cielo aperto. Dopo gli scavi arrivano i ripristini e, con il passare del tempo e il continuo transito dei veicoli, alcuni rattoppi finiscono per trasformarsi in problemi veri e propri per viabilità e sicurezza.
Non si tratta di essere contrari al progresso o alle nuove infrastrutture. Al contrario, si tratta di chiedere che gli interventi vengano programmati e realizzati con una maggiore attenzione alla qualità dei ripristini, alla loro durata e con un’attenzione ai tempi di realizzazione armonizzandoli con le esigenze di cittadini, imprese commerciali e turisti.
La viabilità non è l’unico aspetto sul quale sarebbe necessario intervenire.
In particolare durante la bella stagione occorrerebbe una maggiore attenzione alla manutenzione del verde, dei giardini e delle strade. Potature, sfalcio dell’erba e cura degli spazi pubblici non possono essere considerati interventi occasionali: dovrebbero rientrare in un vero e proprio “piano verde” stagionale, accompagnato da una programmazione e progettazione capace di garantire continuità.
La prima immagine che un visitatore porta con sé di un paese è fatta anche di queste cose: strade ordinate, parcheggi gestiti in maniera razionale, verde curato, pulizia e decoro. Sono elementi apparentemente semplici, ma fondamentali per una località che vuole definirsi e proporsi come turistica.
Una nota particolare la rivolgiamo ai viali, la“lea”, ubicati sia tra il Borgo ed il Poggiolo sia tra quest’ultimo ed il Ponte: sono aree verdi che possono rappresentare zone di passeggio e di relax urbano ma, per assecondare questa loro vocazione, va ripristinata la pavimentazione, armonizzandola con la bellezza di uno dei “Borghi più belli d’Italia, vanno rifatte le aiuole ed in particolare per quella tra Borgo e Poggiolo, vanno curate le siepi ed i bei e maestosi alberi, evitando “capitozzature” selvagge ma, attraverso una potatura accurata, ampliandone l’effetto ombreggiante, sempre più gradito in queste estati torride.
E se decoro e verde urbano sono aspetti fondamentali per un paese che vuole essere accogliente, la cura della rete sentieristica e delle belle passeggiate lungo i tanti rii dovrebbe essere un elemento caratterizzante la gestione di una delle nostre ricchezze: “l’attrattività escursionistica”.
Segnaletica, arredi, pannelli esplicativi andrebbero studiati ed implementati, accompagnati da guide digitali e cartacee.
Carrarecce come quella del San Mauro, bellissima passeggiata alla portata di tutti, od il percorso ciclabile lungo il Tanaro, andrebbero trattati come veri gioielli dal valore storico, culturale e naturalistico.
Molti paesi ci insegnano che un ruolo importante lo possono offrire le associazioni che vivono “sul” e “per” il territorio; se ascoltate, coinvolte ed aiutate, possono offrire un aiuto prezioso.
Ci sono poi alcune “anomalie” che, ogni volta che vengono nominate, sembrano diventare quasi impossibili da affrontare. Il cittadino vive tra il timore che sempre più assurgano il ruolo di monumenti alla decadenza e la speranza che possano, invece, trasformarsi in fulcro di rinascita.
Garessio 2000 continua a rappresentare una di queste. Una realtà che potrebbe avere un ruolo importante all’interno del sistema turistico del paese e della valle, ma per la quale ancora non sembra essere stato definito con chiarezza un ruolo nel progetto complessivo di sviluppo del territorio.
E poi c’è il tema delle “Fonti” e del vecchio Parco Termale. Quest’ultimo, pur rimanendo aperto durante il periodo estivo, non conserva più il fascino che aveva un tempo né è riuscito ad adeguarsi alla moderna domanda di “termalismo”. Le cure idropiniche hanno rappresentato, per Garessio, una parte importante della propria identità; oggi sembrano appartenere più alla memoria che alla realtà quotidiana. Eppure il patrimonio legato alle acque e alle strutture termali potrebbe meritare una nuova riflessione, soprattutto in un momento in cui il turismo legato al benessere e alla qualità della vita torna ad avere un peso significativo.
Accanto alle questioni turistiche ci sono poi quelle legate allo sviluppo economico.
Il positivo lavoro di promozione dell’Acqua San Bernardo ha prodotto risultati concreti, anche sul piano occupazionale, con nuove assunzioni per far fronte alla crescente richiesta. È certamente un elemento positivo per il territorio. Ma anche questa crescita ha evidenziato alcune criticità che richiedono studio e programmazione.
L’aumento del traffico pesante legato alla produzione e alla distribuzione pone infatti interrogativi sulla capacità delle strade comunali e della viabilità di valle di sostenere un flusso sempre maggiore di mezzi. Ingorghi e transiti su strutture non sempre adeguate sono segnali che non dovrebbero essere ignorati.
Quando un’attività cresce e crea occupazione, è necessario favorirne la riuscita e riuscire a prevedere le conseguenze che quella crescita avrà sulle infrastrutture, sulla viabilità e sui servizi. Anche qui gli Enti e l’azione pubblica sono determinanti per contribuire a fare sì che quella crescita possa svilupparsi con il massimo ritorno sul benessere collettivo.
Ed è proprio la mancanza di studio e programmazione, in senso più generale, uno dei problemi che sembrano emergere da molte delle situazioni oggi sotto gli occhi di tutti.
Non sempre è possibile intervenire come si vorrebbe. Mancano fondi, il personale è ridotto ai minimi termini, alcune attività vengono assegnate senza che vi siano poi tutte le risorse necessarie per gestirle adeguatamente. E quando un’amministrazione o un ufficio si trova a dover fronteggiare contemporaneamente molte esigenze, diventa difficile stabilire priorità, programmare gli interventi e soprattutto rispettare tempi certi.
Alla fine, le conseguenze ricadono inevitabilmente sugli “ultimi”: su coloro che si trovano a dover gestire situazioni già compromesse, spesso senza conoscere fino in fondo come, quando e perché determinate attività siano state impostate in un certo modo e senza avere la certezza delle tempistiche necessarie per arrivare alla loro conclusione.
Non è un problema che riguarda necessariamente le persone chiamate oggi a gestire queste situazioni. È, piuttosto, una questione di metodo e di programmazione che viene da lontano e che, se non corretta, rischia di alimentare continuamente nuove difficoltà.
L’ascolto, la lungimiranza politica, l’organizzazione, il controllo sono strumenti per provare ad ottimizzare le risorse disponibili e massimizzare i risultati.
Garessio, però, non può permettersi di rassegnarsi agli “acciacchi”.
La chiusura dell’anno in corso ed il 2027 potrebbero e dovrebbero diventare il momento del rilancio, quello in cui una buona parte delle questioni, oggi sul tavolo, possa finalmente essere affrontata e ricondotta a una gestione ordinata e condivisa.
Certamente arriveranno altri problemi: in un paese vivo e in trasformazione è normale che sia così; la differenza sta nel modo in cui si decide di affrontarli.
Se si riesce a intervenire prima che le piccole criticità diventino grandi problemi, se si torna a programmare con maggiore anticipo, se insieme si prova a cercare le risorse per la manutenzione ordinaria e se si ricomincia a ragionare sul paese nel suo insieme, allora anche le difficoltà possono diventare occasioni per migliorare.
Garessio ha ancora molte carte da giocare. Ha un territorio, una storia, un patrimonio ambientale e turistico, attività economiche importanti e soprattutto persone che continuano a scegliere questo paese per vivere o per turismo.
Serve però la volontà di crederci e provarci.
Perché gli acciacchi, se non vengono curati, non scompaiono da soli: con il tempo tendono soltanto a moltiplicarsi.
E, nonostante tutto, è proprio per questo che vale la pena essere fiduciosi. Il 2027 può davvero essere un anno migliore.
La Redazione


