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Garessio, un paese da amare: il futuro della valle passa dalla capacità di unirsi.

- 22/10/2026

Garessio è un paese da amare. Un tempo era una realtà vivace e pressoché completa, con fabbriche, negozi, attività artigianali, ristoranti e alberghi. Una cittadina in cui lavoro e servizi contribuivano a rendere il territorio attrattivo e a garantire prospettive per chi ci viveva.

Questa situazione è andata progressivamente cambiando. La contrazione della domanda, la concorrenza e le trasformazioni, che hanno interessato il settore manifatturiero, insieme ad altre dinamiche economiche e sociali, hanno portato alla riduzione di numerose attività. Parallelamente, la popolazione è diminuita: dai circa 3.800 abitanti di inizio duemila siamo arrivati agli attuali 2.800.

La chiusura di alcune delle aziende più importanti ha significato meno posti di lavoro e, di conseguenza, meno opportunità per chi vorrebbe costruire qui il proprio futuro. Pensiamo ai giovani che, dopo il diploma, proseguono gli studi universitari: una volta laureati, spesso non trovano a Garessio un’occupazione adeguata alla propria formazione e sono quindi costretti a cercarla altrove. È una scelta comprensibile, ma che contribuisce a impoverire ulteriormente il tessuto sociale ed economico del paese. Se a tutto questo aggiungiamo la progressiva riduzione dei servizi, il quadro diventa ancora più preoccupante.

Non si tratta, purtroppo, di una situazione che riguarda soltanto Garessio. Anche gli altri centri della valle vivono difficoltà analoghe, in un processo di progressivo spopolamento che rischia di compromettere il futuro dell’intero territorio.

I segnali non mancano. Si discute della tenuta delle istituzioni scolastiche e della loro organizzazione, con interrogativi che restano aperti anche per gli anni a venire. Gli uffici postali sono ancora due, ma uno funziona a tempo parziale. Anche il settore bancario ha subito una contrazione: una banca ha chiuso la propria filiale e altri istituti hanno razionalizzato la presenza sul territorio e la rete dei propri sportelli.

Sono cambiamenti che, presi singolarmente, potrebbero sembrare inevitabili. Considerati nel loro insieme, però, raccontano una realtà che rischia di perdere progressivamente servizi, opportunità e attrattività.

Ricordate il treno utilizzato dagli studenti che frequentavano gli istituti di Ceva e Mondovì? Quel collegamento ferroviario rappresentava un servizio importante per la valle. Oggi non è più disponibile per il trasporto ordinario dei viaggiatori e la linea viene utilizzata, soltanto occasionalmente, per alcuni treni turistici, poche volte all’anno.

Eppure, la ferrovia avrebbe potuto rappresentare una risorsa anche per il rilancio turistico del territorio. È vero, i costi di gestione sono elevati e la sostenibilità dei collegamenti dipende anche dalla capacità di attrarre un numero sufficiente di viaggiatori. Ma rinunciare a un’infrastruttura senza riuscire a costruire alternative efficaci significa perdere un’altra possibile opportunità.

Da tempo, qualcuno proponeva un’idea ambiziosa: realizzare una pista ciclabile che collegasse Ceva a Ormea, creando anche un possibile collegamento con la Liguria. Un progetto capace di favorire il turismo lento, valorizzare il paesaggio e mettere in relazione i diversi centri della valle.

C’era anche chi immaginava di recuperare, almeno in parte, il tracciato ferroviario per realizzare il percorso ciclabile. Forse, all’epoca, poteva sembrare un’idea irrealizzabile. Ma siamo davvero sicuri che non valga la pena riprenderla in considerazione?

Nel frattempo, qualcosa si è mosso. Garessio e Ormea hanno contribuito a realizzare un collegamento ciclabile che arriva fino a Ponte di Nava. Il percorso, interamente asfaltato e lungo circa 15 chilometri, presenta alcuni tratti impegnativi, ma offre, nella bella stagione, una valida alternativa alla strada statale per chi desidera spostarsi in bicicletta e godersi il territorio in sicurezza, lontano dal traffico.

È un risultato concreto, che dimostra come sia possibile fare qualcosa. Ma potrebbe essere soltanto un punto di partenza.

E se provassimo a mettere insieme tutte queste idee, trasformandole in un progetto condiviso per il futuro della valle?

Immaginiamo un collegamento ciclabile che possa svilupparsi progressivamente, mettendo in rete i paesi, le risorse naturalistiche, le attività economiche e le attrazioni turistiche del territorio. Un percorso capace di richiamare visitatori, favorire la mobilità sostenibile e offrire nuove occasioni di lavoro, anche attraverso il sostegno alle strutture ricettive, ai ristoranti, ai negozi e alle attività locali.

Perché un progetto di questo tipo possa diventare realtà, però, occorre prima di tutto la volontà di collaborare. I Comuni, le Unioni montane, le istituzioni competenti, gli operatori economici e la popolazione dovrebbero sedersi attorno a un tavolo, discutere le possibilità, valutarne i costi e individuare un obiettivo comune.

Non basta avere buone idee: bisogna crederci, sostenerle e portarle avanti insieme. Occorre stimolare il confronto tra amministratori, sindaci, rappresentanti delle istituzioni e forze economiche, affinché una proposta concreta possa essere individuata e condivisa.

La realizzazione di una ciclabile di valle potrebbe essere proprio una di queste iniziative. Un progetto da costruire per tappe, con serietà e realismo, ma con la consapevolezza che un territorio unito può avere maggiori possibilità di ottenere risultati rispetto a tanti piccoli centri che procedono isolatamente.

Che cosa ne pensate? Potrebbe essere questa una strada da percorrere per dare nuove prospettive alla nostra valle?

Il futuro di Garessio e dei paesi vicini dipende anche dalla nostra capacità di superare i confini comunali, mettere in comune le idee e far sentire la nostra voce. Dobbiamo sollecitare la politica, coinvolgere gli amministratori e trovare il coraggio di lavorare insieme per uno scopo condiviso.

Perché, se non impariamo a unirci e a presentarci con proposte concrete, rischiamo di non avere abbastanza forza per incidere sulle decisioni che riguardano il nostro territorio.

Lo spopolamento non si combatte con le parole, ma nemmeno rassegnandosi. Si combatte costruendo opportunità, valorizzando ciò che abbiamo e provando a immaginare insieme ciò che potremmo diventare.

Garessio e la nostra valle hanno ancora molto da offrire. Forse è arrivato il momento di dimostrarlo, insieme.

Lasciamo ai lettori la parola: discutiamone, confrontiamoci e proviamo a trasformare questo sfogo in una proposta concreta. Il primo passo potrebbe essere proprio questo.

La Redazione

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