Da sempre vado in bicicletta. A casa, sulla costa ligure, dove abito e soprattutto a Garessio, dove trascorrevo e trascorro i miei periodi di villeggiatura estiva.
Da bambino con “recuperi e assemblaggi” di bici diverse (rese più competitive da una cartolina ed una molletta a fare il rombo del motore), da grande con “specialissime” da strada, da montagna e, negli ultimi anni, gravel.
Non appena riesci a comprenderne l’equilibrio, la bici diventa subito strumento di libertà. Ti permette di correre più veloce del vento dell’estate, di ampliare il territorio da esplorare, di portare le prime ragazzine o di raggiungerle sotto casa quasi cavaliere su un destriero speciale.
Per me, è più di un insieme di tubi di ferro: è un po’ una propaggine, quasi una “coperta di Linus” non fatta per sopperire ad insicurezze ma per rammentarmi la bellezza dell’avventura e della libertà.
Da questa passione nasce il viaggio da Laigueglia (casa) a Parigi, una delle più affascinanti e straordinarie capitali europee; da questa passione e da un cartello autostradale: quello che poco fuori Savona, in direzione Ventimiglia, indica le distanze chilometriche: Parigi 1070!
E se la raggiungessi in bicicletta?

Ci sono voluti un po’ di anni per fare maturare l’idea ma, raggiunte le sessanta “primavere”, ho trovato condizioni e motivazioni per provarci.
Un anno, quest’ultimo, dedicato in buona parte alla preparazione fisica, organizzativa e logistica; un anno di ottimismo e di dubbi (sono un cicloturista medio e la riuscita di un viaggio così non era per nulla scontata), un anno che ha anche, in qualche modo, impegnato e coinvolto chi mi stava intorno supportandomi e sopportandomi.
Uno zainetto di circa sei chili, la bici, un po’ di elettronica a supporto, io, con un vestito e senza cambio, un bacio di mia moglie e tanta determinazione: questo il bagaglio alla partenza, il primo giorno di settembre, dal molo grande di Laigueglia.

Prima tappa: il prologo.
Parto. Lentamente attraverso la parte più a levante del borgo in questo giorno ancora estivo; esco dal paese e raggiungo l’Aurelia.
È il tratto di costa, dominato dall’Isola Gallinara, ad accompagnarmi nell’avvio di questa avventura.

A colpi di pedale, raggiungo Albenga, passo Cisano.
Sono a Zuccarello: il bel borgo medioevale, bagnato dal Neva e dominato dai resti del suo castello, rappresenta l’attacco della salita al Colle San Bernardo, la via che ho scelto per raggiungere l’Alta Val Tanaro.
Zuccarello non lo aggiro percorrendo la statale, lo attraverso lungo la sua via centrale lastricata per poterne godere appieno il fascino.
Alcuni avventori al bar vedono passare un ciclista diretto a Parigi; non ne sono consapevoli. Incrociando gli sguardi, faccio un cenno, ricambiato, di saluto.
Chissà se qualcuno di loro ha letto il bell’articolo pubblicato sull’edizione savonese de La Stampa!
Inizia la salita ed il primo tratto è sempre quello che patisco di più.
Avanzo tranquillo nel ritmo e sereno nello spirito.
Essendo un percorso “di casa”, alcuni punti mi fanno da riferimento, utili nella gestione dello sforzo: l’incrocio per Castelvecchio, il centro di Erli, il “colletto” dei Berrioli, Gazzo.
Cerisola, la frazione mediterranea di Garessio, mi dice che sto passando il confine ligure-piemontese; le pale eoliche del Colle sono in vista!

Con il sole allo zenit, raggiungo la sommità del Colle; il Galero alla mia sinistra, le vette dell’Alta Val Tanaro di fronte a me. In basso la conca di Garessio dominata dalla Pietra Ardena.
La gioia derivante dalla consapevolezza di essere partito e quest’aria estiva di inizio settembre, mi rendono la discesa ancora più piacevole.
La bici scorre che è una meraviglia. Affronto, uno dopo l’altro, gli ampi tornanti.
È mezzogiorno, ho fame; tutto intorno a me è gioia.
All’altezza della Cappella di San Giacomo, svolto secco a destra per imboccare via Cavour, nel suo tratto in cima al “Mercato”.
La tappa termina con un selfie nella bellissima piazza San Giovanni, cuore del borgo medioevale del paese, classificato come uno dei “Borghi più belli d’Italia”.
Ora raggiungerò la nostra casa garessina; poi doccia ed abbondante pranzo a base di riso.
La giornata è ancora lunga ma la parte restante sarà piacevolissime chiacchiere e relax con Luca, che attende il mio arrivo per una passeggiata su da San Mauro.

Prossima tappa: Garessio – Saint-Paul-sur-Ubaye per il Colle della Maddalena
Testo e foto di Maurizio Gualdi


