Settima tappa. La definisco in due modi: “la più lunga” e “la penultima”!
Sulla carta 212 Km che saranno poi confermati sulla strada, prevalentemente pianeggiante; lo sforzo e la conseguente fatica dovranno essere attentamente gestiti.
Seguo il Canale di Borgogna fino al suo intersecarsi con lo Yonne. Tutto il percorso è su strade ciclopedonali chiuse al traffico.


Devo fare girare le gambe con regolarità, mangiare, bere.
L’acqua sarà un problema, come per la tappa con arrivo a Grenoble, nonostante abbia caricato lo zaino di bottigliette.
Guardo, non ascolto i bruciori a contatto con la sella, ogni tanto parlo da solo.

Scendo sotto i 150, poi sotto i 100; la media è buona, non arriverò troppo tardi.
Nelle pause, qualche messaggio da casa mi fa sorridere e mi tiene compagnia.

Ai meno venti una pausa ristoro un po’ più lunga, qualche sentiero “stile ciclocross” e poi è Montereau-Fault-Yonne, arrivo della settima e partenza dell’ultima!
Attraverso il paese alla sera; appare come una moderna cittadina di periferia: grandi palazzi, qualche quartiere residenziale.
La cena è maxi hamburger e patatine in un fast food locale gestito da ragazzi simpatici.
Intorno è campagna ma si percepisce che la grande città si sta avvicinando.
Ottava tappa: Non ci sono appellativi.
Marilù è partita. Mi sta raggiungendo in treno o meglio entrambi ci stiamo ricongiungendo a Parigi!
Mi informa di uno sciopero, del ritardo del primo convoglio francese, siamo un po’ in ansia.
Io pedalo e mi aggiorno; sono preoccupato. Poi arriva in tempo a prendere il TGV, ci possiamo rilassare: alla meta ci arriva.
Il percorso oggi è fatto da un alternarsi di tratti pianeggianti e qualche salitella; di strade trafficate e carrarecce di campagna; di paesini, di ciclabili in mezzo al bosco, di allevamenti di cavalli.

Immaginavo che la metropoli iniziasse molto prima, invece entro nelle sue propaggini di periferia a poco più di 20 Km dal traguardo.
Sono nell’hinterland parigino, mi fermo ai semafori, faccio passare i pedoni, avanzo entusiasta.
Gambe e cuore sembrano stare così bene che potrei continuare a pedalare fino in Scozia, ma la meta è molto più vicina!
La Marna e poi la Senna, i grandi boulevard, la luce, le case, le strade, le voci; sono consapevole che tutto intorno a me è Parigi?

Mentre avanzo intravvedo, attese, due torri campanarie, oggi ancora più belle: Notre Dame!

Pedalo lento, mi gusto quasi ogni centimetro, raggiungo Place de la Concorde; svolto a sinistra ed imbocco Le Champs Elisée.
Ci sono, ci sono! È laggiù, lo vedo! L’Arc de Trionphe!
Lentissimo, passeggiando con la mia bicicletta e due “GufettiLù”, lo raggiungo e mi fermo.
Fermo l’orologio; sono arrivato a Parigi.

Sono arrivato da Laigueglia in bicicletta, passando da Garessio e Semur, con uno zainetto di circa sei chili, la bici, un po’ di elettronica a supporto, io, con un vestito (e senza cambio!), un bacio di mia moglie, dato sul molo e tanta determinazione.
Sara e Francesco, i miei figli, presenti in ogni respiro; l’amore di mia mamma e l’affetto degli amici a spingermi lungo il percorso.
Ora vado a recuperare Marilù; sta arrivando con il treno; ci daremo il bacio promesso sul molo.

970 Km pedalati più 100 fatti in treno per la foratura: come recita il cartello autostradale, ho percorso esattamente 1070 chilometri.

Fine!
Testo e fotografie di Maurizio Gualdi


