Seconda tappa: la prima “tappa verità”.
Sveglia ore 05.00, riso bianco e biscotti, fetta biscottata e miele, preparazione borracce.
Sono in sella alla Gravel che è buio; c’è da affrontare il Colle della Maddalena e l’ingresso in Francia.
Meta: Saint-Paul-sur-Ubaye a 1500 metri di quota oltre la linea di confine.
Vedo le prime luci dell’alba dalla strada secondaria che corre verso Priola, parallela alla statale; raggiungo Ceva e lasciando l’Alta Val Tanaro, attraverso, tra brevi saliscendi, il monregalese in direzione Cuneo.

Il sole sale, la strada corre, le grandi montagne si avvicinano.
Un’auto mi affianca accennando una frase in garessino: è il mio amico Fabrizio “Fish” o “Tambi”! Per me una simpatica sorpresa, per lui la riuscita di una “caccia” tra Peveragno e Borgo San Dalmazzo.
Due parole, due risate, un appuntamento al Borghetto e via.
L’app di navigazione è molto precisa e poco fuori Borgo S.D. mi porta ad imboccare una strada secondaria, in parte la vecchia carrareccia militare, che, tra boschi e pochissimo traffico, costeggiando la riva orografica destra dello Stura, mi conduce sino a Pietraporzio, saltando circa quaranta chilometri di statale.

Infine il Colle della Maddalena, per i francesi Col de Larche, a quota 1996 m, valico di confine tra Italia e Francia.


Dopo una discesa veloce ed un breve tratto di piano e salita, raggiungo, con tanta fiducia in corpo, Saint-Paul-sur-Ubaye, bel paesino delle valli alpine francesi.

Stretching, doccia, recupero liquidi, simpatia ed un’ottima cena in compagnia di gioviali francesi, hanno concluso la giornata prima delle telefonate a casa e del meritato riposo.
Terza tappa: la seconda “tappa verità”.
Riuscirò, dopo una giornata in bici, 2630 metri di dislivello positivo e 169 Km, ad affrontare una tappa, forse ancora più impegnativa, di quasi 180 chilometri? Questo il pensiero dominante in questi giorni.
Le gambe, alle prime pedalate del mattino, rispondono bene; l’avvio è in salita, il primo obiettivo è il Col de Vars a 2108 m.

La affronto con un ritmo tranquillo sapendo che sarà solo il primo sforzo.
Panorami magnifici, un sole caldo di montagna, l’aria secca e piacevole aiutano la mia ascesa ed il Colle è raggiunto.

La concentrazione è soprattutto sul successivo e sulla pianura finale che affronterò, immagino, stanco.
L’ascesa al Col du Lautaret (m. 2058 s.l.m.) è paesaggisticamente bella ma effettivamente molto lunga; prendo quota lentamente. Attraverso il Parc National des Ecrins ed il famoso comprensorio di Serre Chevalier.

Ogni pedalata è avanzare, ogni pensiero è determinazione e amore. Lo stato psichico entra in una specie di “bolla” dove tutto va a posto. Da qui, fino a Parigi, resterò concentrato su ogni segnale del corpo e sull’obiettivo del viaggio.

Lo vedo o forse lo immagino in quella sella tra le vette, eccolo! Il Lautaret è raggiunto.

Si scende e si recupera in vista dei tanti chilometri che mi separano ancora dall’arrivo di giornata; raggiungo il fondovalle.
Questa tappa, di 179 chilometri e 2370 m. di dislivello totale in salita, mi ha effettivamente stancato; ho patito la difficoltà di reperire l’acqua e la facilità, in pianura, di trovare il vento contro.
Sono stanco ma sono anche consapevole che, partendo da Laigueglia e passando per Garessio, sono arrivato a Grenoble!

Le Alpi sono passate, i due “tapponi” tanto temuti superati, sono stanco ma non morto; recupero.
Svolgo i riti della sera, sbircio la bellezza di questa città e domani… tappa facile! Da Grenoble a Lione, con poca salita e teorici 113 Km di strada.
Prossima puntata: 4^ e 5^ tappa Lyon e Chalon-sur-Saonne
Testo e fotografie di Maurizio Gualdi


